Chester Bennington

Chester Bennington

Chester Bennington, frontman dei Linkin Park, ci emoziona anche dall’aldilà.

“And the sun will set (also) for you, Chester”

20 Luglio 2017: era una calda giornata estiva, una brezza leggera soffiava sul viso. Quando ad un tratto una notizia travolse ogni leggerezza: il corpo di Chester Bennington, cantante dei Linkin Park, fu trovato nella sua dimora in Californa. Penzolava lungo una corda, scandendo così gli ultimi istanti del suo tempo. Si arresta così la vita del cantante. Aveva 41 anni, quando decise di lasciare moglie, figli, amici e familiari. Motore le sue stesse mani. Ancora oggi dominano il silenzio e l’incomprensione per un gesto così estremo, ironicamente sotto l’eco dei suoi stessi versi:

In The End

Il tempo è una cosa preziosa
Guardalo passare man mano che il pendolo oscilla
Guardalo fare il conto alla rovescia fino alla fine del giorno
L’orologio segna la vita che passa
È così irreale

IN THE END

Ed oggi è davvero così irreale. A tre anni dalla sua scomparsa una certezza, davvero amara, giunge ancora alla nostra mente. Non ci sarà più alcun brano firmato Bennington. Su quei fogli bianchi, nel cassetto della sua scrivania, non compariranno note, accordi e parole.
E cosa resta oggi, se non possiamo entusiasmarci per l’uscita di una sua nuova canzone?

Resta il tempo che fu: concerti, milioni di copie dei suoi dischi, platee piene, grammy vinti, quando Chester aveva ancora la forza di lottare. Sopravvivono le sue canzoni, cantate a piena voce in auto, nel traffico incessante, insieme agli amici. Ci danno la carica quando siamo giù di morale perché la sua voce penetra fin dentro le ossa, pura adrenalina che scorre tra le vene e ci fa alzare le mani al cielo, a ritmo di musica. E anche se oggi Chester non è più in vita, finché noi esisteremo, lui esisterà con noi e la sua musica.

Chester lo aveva chiesto in passato, aveva recitato una preghiera per il nostro futuro, senza di lui:

Quando arriverà il mio tempo
Dimentica tutti gli sbagli che ho fatto
Aiutami a lasciare indietro
qualche ragione per far sentire la mia mancanza

E non avercela con me
E quando ti sentirai vuota
Tienimi tra i tuoi ricordi”

LEAVE OUT ALL THE REST

Chi è esattamente Chester Bennington?

Chester Bennington era un ragazzo, che tra tanti volti, non passava inosservato. Era destinato a far implodere la sua voce di palco in palco, a incantare il suo pubblico, in estasi dinanzi la sua voce graffiante, roca, potente. Ma il microfono non poteva manifestare la sua sofferenza interiore, lasciata dunque senza voce, eppure emersa in filigrana nei suoi versi. Forse per liberarsene, per vederla altrove e schiacciarla, come si fa con un insetto troppo molesto. Purtroppo un dolore lo ha coinvolto sin dalla tenera età di sette anni. Chester ha tentato in qualche modo di incarnarlo nella musica, per allontanarlo da sé, condividerlo così con i suoi uditori, ignari di tutto. Ha tentato così di rimarginare quella crepa nel suo cuore di “vetro”, che oggi si percepisce ancora nelle sue canzoni.

Il suo esordio?

Il pubblico lo conobbe per la prima volta nella band “Gray Daze”. Erano i mitici anni ’90, che videro la pubblicazione di ben due album : “Wake me” e “No Sun Today”. In “What’s in the Eye”, alcuni versi inducono alla non velocità, alla calma:
Don’t go too fast, my friend
Or you’ll lose control
.

“..Don’t go too fast, my friend / Or you’ll lose control”.
Un nuovo viaggio: Linkin Park

Chester Bennington seppe aspettare, tra un lavoro come cameriere e tra contatti con i rocker locali, fino ad una fatidica chiamata. Quest’ultima lo condusse verso uno dei gruppi rock destinato a fare la storia, anche grazie a lui. Dunque, il cantante si unì agli Xero, il primitivo nome della band. In seguito il nome della band fu Hybryd Theory e poi ancora in Linkin Park (chesembra voglia essere un omaggio a Lincoln Park di Santa Monica).

Ma a distanza di tanti anni Chester tornò alle sue radici. Si dice che dopo il due venga sempre il tre (numero perfetto per eccellenza) e Chester non poteva lasciare inconclusa questa serie. Volle un nuovo album, per e con la sua cara band d’esordio. Purtroppo il cantautore gettò le armi prima della riuscita del suo intento, che tuttavia non si arrestò. Anzi, la sua scomparsa diede maggior forza ai restanti membri di Gray Daze: il progetto doveva continuare anche per lui, e assorbire da lui tutta la passione possibile. Il risultato fu un mausoleo dal nome Amends, 11 tracce in cui si sente anche la voce del cantante scomparso. Ancora una volta la musica è andata in suo soccorso, svegliandolo momentaneamente dal suo sonno, per riportarlo da noi.

Testimonianza è B12, non una semplice formula collazionale o chimica. E’ molto di più. Perché, con questo brano “non solo siamo riusciti ( i membri della band) nell’intento di dare vita al testo, ma anche di avvertire la sua presenza mentre suonando interagivamo con la sua parte vocale”, afferma Sean Dowdell, membro storico dei Gray Daze.
Tutto questo non è un caso.

Per tanti anni, l’ancora di salvezza di Chester è stata la musica. E se in passato questa gli ha dato un’opportunità di vivere, oggi gli restituisce l’immortalità. Perché quanto lui ha fatto – sebbene in alcuni suoi noti versi desideri eliminare- non si può obliterare. Quindi lascia che la pietà arrivi, e lavi via / Quello che ho fatto / Affronterò me stesso / Per superare ciò che sono diventato / Cancellerò me stesso / E lascerò indietro ciò che ho fatto.

Ed oggi è il 20 Luglio 2020: dopo 3 anni tante note musicali abitano tra il silenzio e lo sgomento. Sono le sue, che cantiamo (anche) in questo particolare giorno. Incuranti della pronuncia e del ritmo, alziamo la voce al massimo, cercando di liberare tutto il nostro sgomento nella musica, proprio come facevi tu, Chester Bennington.

Ed infine, ovunque tu sia, noi sappiamo che il sole sorgerà (anche) per te!

“..The Sun will set for You”