Copertina

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Dal lager a casa. Un diario esclusivo che si intreccia col racconto di Primo Levi.

Saggio del professor Importa sul diario inedito di Michele Arcopinto.

Un tracciato di deprecabili storie di Auschwitz, attento e sensibile, pubblicato dal Professor Giuseppe Improta nel suo saggio sul diario inedito “Dal lager a casa” sulla rivista Il Tetto.

La penna sapiente del soldato napoletano Michele Arcopinto racconta il lungo viaggio di ritorno a Napoli dalla prigionia in un campo di concentramento.

Sono appunti pieni di speranza e di tormenti, scritti giorno per giorno per sei lunghissimi mesi.

Un racconto emozionato ed emozionante, che chiarisce e integra le grandi storie del passato (ma sempre attualissime) raccontate da illustri scrittori come Primo Levi.

La lettura del diario si fa interessante soprattutto per le sue similitudini con il romanzo storico “La tregua” di Primo Levi, da cui l’autore trova diversi elementi comuni alla descrizione del medesimo travagliato viaggio, compresa la sosta durata diversi mesi presso Mosca, tratteggiato nel romanzo di Levi.

Lo studio di Improta documenta  questo viaggio e accenna, inoltre, a storie poco note di civili e militari internati dai nazisti, dopo l’8 settembre 1943, nei campi di prigionia. Alcuni di questi erano genitori o fratelli di suoi parenti o amici, residenti a Napoli (Vincenzo Ambrasi), a Ponticelli (Ciro Riccardi, Aldo Alone), a Portici (Massimo Fraissinet).

Un proposito ammirevole che sfocia nella memoria e nel ricordo anche dei deportati dei nostri quartieri. Coloro che sono tornati, dopo due anni di prigionia in Germania, non hanno più parlato della loro esperienza, lo stesso dicasi per i civili internati, molto conosciuti a Ponticelli.

Così attraverso la penna del Professor Improta i meno noti ritrovano la dovuta dignità e, se possibile, giustizia, perché ricordare anche questi altri combattenti è un atto legittimo, oltre  che dovuto.

Ancora poco tuttavia è stato fatto sui cittadini “della periferia” di Napoli deportati nei campi di concentramento.

Conoscere la loro storia attraverso questo ampio articolo, ma anche attraverso testimonianze, documenti, fotografie e filmati è l’unica arma che abbiamo per non dimenticare le loro storie, affinché non si ripetano mai più.