Donna: libertà e indipendenza

Donna: libertà e indipendenza

La casa non deve essere la prigione della donna

«Ogni volta che una donna lotta per se stessa, lotta per tutte le donne» Maya Angelou

Per troppi anni la donna è stata rinchiusa all’interno della sua stessa dimora. Cucinare per tutta la famiglia, lavare gli indumenti del marito, accudire il suo uomo, come se fosse un figlio. La sua esistenza era dedicata alla vita di un altro, passando solitamente dal padre al marito. Perché?

Lo scotto della fede

La chiesa cattolica ha influito su queste scelte, come un gran macigno. Diceva fosse scritto nella Bibbia: il genere femminile deve essere sottomesso. Troppo semplice. Alla donna non sempre era data la possibilità di studiare, di leggere, di comprendere il significato autentico dietro un’interpretazione letterale. Ma se sfogliamo la bibbia è scritto davvero così? Oppure è la traduzione di un uomo tiranno? È quanto si è chiesta Lucy Stone, attivista statunitense, nota come pioniera dei diritti delle donne .

Feminism
Lucy Stone “Pioneer of Woman’s Rights” (Alice Stone Blackwell)

Quando Lucy Stone apre per la prima volta i suoi occhi, il 13 agosto 1818, scorge un’atmosfera diversa dalla nostra. Oggi le donne possono scegliere a quale facoltà universitaria iscriversi o quale college possa essere maggiormente adatto alle loro ispirazioni future. Le donne possono comprare dispense, frequentare corsi, affrontare le dure prove delle sessioni estive. Possono frequentare luoghi di vacanza o iscriversi ad una associazione sportiva. Per Lucy Stone non era così. Perché le porte dell’istruzione, del lavoro e della carriera erano aperte ai soli uomini. Le donne non dovevano neanche pensarci e tra fornelli e bambini da accudire, si cercava di isolare tutte le loro idee.

Opporsi alla società

Lucy Stone si battè con tutte le sue forze per entrare in un college e fare la differenza. Quì studiò l’ebraico e il greco. Voleva intuire se le traduzioni della Bibbia, in cui si attribuiva all’uomo il totale dominio sulla donna, fossero giuste. Non solo. Convolata in nozze con il dirigente Henry Blackwell, Lucy mantenne il suo cognome d’origine: Stone. Dunque fu la prima in assoluto che cercò di abbattere quella legge che imponeva alla donna di assumere il cognome del marito, come se fosse di sua proprietà.

Una moglie non dovrebbe prendere il cognome del marito e viceversa. Il nome rappresenta l’identità di una persona e non va perso.”
LUCY STONE

Una libertà globale

Lucy Stone aveva intuito sin da subito che il mondo si estendeva oltre la sua semplice casa. Staccionate e recinti non potevano imprigionarla, vedeva oltre, un oltre dominato da libertà e indipendenza. Nella metà dell’ottocento queste parole iniziarono a circolare anche in altri ambienti.

La guerra di secessione

Gli Stati Uniti furono divisi in due, fra chi era favorevole alla schiavitù e fra quanti scendevano in piazza per abolirla definitivamente. Lucy Stone era tra questi, insieme a tante altre donne. La lotta si diffuse ovunque, dalle pagine dei libri, (come la capanna dello zio Tom), alle armi sui campi di battaglia, sino a consigli e riunioni.

Il 1840 fu il tempo di Londra. Qui si riunì un congresso antischiavista mondiale, in cui le donne, in quanto donne, non erano ammesse. L’evento diede maggior incisività all’intero movimento femminista e nel 1848 a Seneca Falls vibrarono parole taglienti, ricche di verità:

La donna è rimasta troppo a lungo tranquilla nei limiti ristretti che consuetudini e corrotte e una falsa interpretazione della Bibbia le hanno assegnato. È tempo che si muova nella più larga sfera che il Creatore le ha attribuito“.

DICHIARAZIONE DEI SENTIMENTI

Quel tempo si è disteso a macchia d’olio in altri continenti, consolidandosi sempre più. Ora più velocemente, ora più lentamente. Come quando in Italia è stata approvata la legge che istituiva il divorzio, nel 1970. Cinque anni dopo invece, si afferma un nuovo diritto di famiglia: la libertà giuridici tra i coniugi. Altro avvenimento importante è il suffragio universale femminile nel 1946. In seguito, non sono mancate ancora lotte e rivoluzioni per ottenere quanto dovrebbe spettare di diritto ad ogni donna. Doveva essere così sin dal suo esordio nel mondo, come lo è stato per la maggior parte degli uomini.

Eppure così non è stato e non lo è ancora in molti paesi, in alcune credenze o ambienti. Così come esistono ancora tante discrepanze tra leggi e realtà. L’articolo 37 della Costituzione recita:

“La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”.

Ma quante Lucy Stone devono ancora esistere per tramutare queste parole in avvenimenti concreti?