Struttura Molecolare del principio attivo "Ranitidina" in 3D

Struttura Molecolare del principio attivo “Ranitidina” in 3D (foto dal web)

CARO FARMACO…”J’ACCUSE!”

Alcune vicende sull’alleato della salute contro le malattie possono generare paura e allarmismi. Come comportarsi in questi casi?

Non sono solo i farmacisti, i ricercatori e le case farmaceutiche ad arricchirsi con i farmaci: c’è anche chi ha fatto di essi e del rapporto che hanno con gli italiani un vero “cavallo di battaglia” su cui costruirci un’intera carriera e, per questo, il grande Carlo Verdone è stato insignito dall’Ordine dei Farmacisti della Laurea Ad Honorem in Farmacia. Chissà come ha reagito l’ipocondriaco attore romano e tutti gli ipocondriaci d’Italia alla notizia del ritiro di molti lotti di medicinali a base di ranitidina?!

Doveroso, però, fare un salto indietro nel tempo. Il ritiro è stato possibile grazie a coloro che lavorano nel campo della “Farmacovigilanza”, l’insieme delle attività finalizzate ad assicurare un rapporto rischio/benefici favorevole per la popolazione. Questa branca della farmacologia nacque in seguito al noto “scandalo della talidomide”, un sedativo ritirato nel 1961 dopo che, somministrato a donne in stato interessante, queste partorirono neonati con amelia (assenza di arti) o con gradi diversi di focomelia (riduzione delle ossa lunghe degli arti). Da allora, prima, durante e dopo la commercializzazione di un farmaco, ogni processo è rigidamente sottoposto a severi controlli e i possibili nuovi effetti collaterali sono tenuti sotto osservazione ed annotati.

Eppure, nonostante ciò, possono verificarsi errori durante la sintesi del farmaco, durante la produzione industriale, durante il processo di trasporto e conservazione e così via! Quindi, cosa è successo, esattamente, con i farmaci contenenti il principio attivo della “ranitidina”, usati per trattare l’ulcera gastrica ed il reflusso gastroesofageo? Si sono scoperte alcune impurità chimiche potenzialmente cancerogene dovute ad un errore durante la produzione industriale. Apriti cielo! Da quando la notizia è diventata di pubblico dominio si è scatenato il panico tra la gente, alimentata anche dalle “fake news”, ovvero da quelle notizie assolutamente non vere che circolano su Internet e, per la maggior parte, sui vari social network e dal “tam-tam” fra la gente che non fa altro che far salir ancor più l’agitation e a diffondere notizie che non hanno fonti attendibili. Sempre nel caso specifico della ranitidina, sono girati sia sull’app di messaggistica di Facebook, ovvero Facebook Messenger, che su Whatsapp Messenger una lista di medicinali – contenente il principio attivo in questione – da evitare e da buttare immediatamente nel cestino della spazzatura.

Non è la prima e non sarà l’ultima volta che verranno ritirati dal mercato medicinali a scopo precauzionale e cautelativo, vediamo come ci si deve comportare in casi come questi, visto che nel caso in questione si è trattato della ranitidina ma, potrebbe capitare anche con farmaci salva-vita, come gli anti-ipertensivi o gli antibiotici, oppure su farmaci che richiedono una sospensione graduale, come gli antidepressivi ed i cortisonici. Innanzitutto, se abbiamo il sospetto che il farmaco che assumiamo sia stato ritirato, l’unica fonte attendibile è il sito web dell’Agenzia italiana del Farmaco. Se, però, la navigazione dovesse risultare difficoltosa o non siamo sicuri di aver compreso bene ed abbiamo qualche dubbio, è bene rivolgersi al nostro farmacista di fiducia: portando con noi la confezione del farmaco che assumiamo, quest’ultimo saprà dire con certezza se tutti i medicinali contenenti quel principio attivo siano stati (o meno) ritirati oppure se solo qualche lotto di qualche casa farmaceutica lo sia stato (in questo caso, controllando sulla confezione, saprà risalire al lotto e verificare se il medicinale che possediamo vi appartenga o meno). Se dovessimo appurare la più nefasta delle ipotesi, come dobbiamo comportarci? Niente panico! Il medico o il farmacista ci indicheranno di interrompere il trattamento, ci inviteranno a riportare qualsiasi strano sintomo o malessere e ci prescriveranno un farmaco con lo stesso principio attivo oppure con un principio attivo diverso usato per curare o prevenire la stessa malattia.

La storia della ranitidina – ma come tante storie simili – dovrebbe farci riflettere sull’uso dei farmaci: non sono caramelle per bambini di cui possiamo fare indigestione e dobbiamo essere serenamente consapevoli che possono non essere sicuri, per le più svariate ragioni, anche quelli di uso più comune. Nella “top ten” dei principi attivi che danno maggiori effetti collaterali troviamo, infatti, il “paracetamolo”, ovvero il classico antipiretico usato per far abbassare la temperatura. Quindi, anche se le farmacie sono diventate supermercati dove poter fare la spesa, non dimentichiamo che nelle farmacie ci si reca per un motivo preciso, perché “ogni farmaco deve essere assunto sotto stretto controllo medico o sotto consiglio del farmacista”.  

Ciò che potremmo dedurre da questa storia si potrebbe esemplificare tramite un detto di Woody Allen che cita così: “Quando si tratta di malattie, non direi mai di essere un ipocondriaco. Semmai sono un allarmista. Non è che mi senta malato di continuo, ma quando mi ammalo penso subito sia la volta buona”